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Un paio di scarpe

“Vorrei un paio di scarpe”

“Per cosa le servono?”

“Per lavorare?”


Questo è l’inizio di una discussione che può sembrare surreale se non fosse che tutto si è svolto proprio davanti ai miei occhi (anche se sarebbe più corretto dire alle mie “povere” orecchie).


Ero in un’azienda della zona che fornisce materiale antinfortunistico, con cui lavoriamo abitualmente per le attività formative e dove con piacere passo per tenermi aggiornato sui nuovi prodotti e soluzioni uscite sul mercato.


Ad un certo punto, quasi all’orario di chiusura, entra un signore non più di primo pelo (uno che per chiunque lavori nel nostro settore si possa subito dire “è un lavoratore di quelli di una volta”) per acquistare delle scarpe antinfortunistiche nuove… e qui torniamo alla discussione da cui siamo partiti, con la domanda più ovvia da parte della commessa e con una risposta tanto assurda quanto ovvia… cosa vuoi farci con delle scarpe antinfortunistiche se non lavorarci?.


La discussione è proseguita con la commessa che ha cercato di chiarire le idee dell’esperto artigiano :

“Sì ma che cosa fa di preciso nel suo lavoro?”

“Beh… cammino … … tanto”

E il primo tentativo non è andato a buon fine, proviamo a cambiare approccio

“Ehm, ok quindi di che scarpe aveva bisogno? Com’erano quelle che aveva già?”

“… Comode?...”


Durante questa scenetta devo ammettere che sulla mia faccia si era dipinta un’espressione che spaziava dall’ilarità per quanto stava accadendo – per un attimo il pensiero che fosse una Candid Camera l’ho avuto – ad una sfumatura più di rammarico per quanto ancora fossimo lontani da quella tanto cara “cultura della sicurezza” e quanto lavoro, in casi come questo, ancora ci sia da fare.

E proprio per iniziare a far qualcosa mi sono permesso di inserirmi nella discussione e, messi lì con tutte le migliori intenzioni, abbiamo definito il reale bisogno lavorativo dell’artigiano così che potesse acquistare la scarpa di cui aveva necessità e soprattutto che gli garantisse la giusta protezione.


Alla fine lui è uscito dal negozio “inconsapevolmente” soddisfatto; lui ha speso i suoi soldi per quello che realmente voleva… solo che non lo sapeva!!!

Ci si domanda come sia possibile tutto questo.


Partiamo da quello che prevede la normativa: nel Decreto 81/2008 la formazione per i lavoratori autonomi è inquadrata nell’articolo 21, ma vediamo come:


I soggetti di cui al comma 1 (leggasi lavoratori autonomi) […] hanno facoltà di:

b) partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali.”


Quindi per iniziare un lavoratore autonomo, ovviamente essendo lui decisore di se stesso, può benissimo non fare formazione (salvo obblighi specifici come ad esempio le abilitazione all’uso delle attrezzature di lavoro), tanto se si dovesse far male alla fine è un problema suo… e dei suoi familiari… e dei suoi clienti… e della collettività su cui ricadono questi costi…


Ma proviamo ad andare oltre a questa problematica, diciamo che il nostro artigiano sia sufficientemente coscienzioso da voler frequentare questa formazione, oppure per richieste dei suoi committenti sia costretto ad avere questa formazione… Con il panorama formativo che ci circonda siamo così sicuri che alla fine esca dal suo percorso con qualcosa di più di una sfilata di leggi, articoli, commi (che avranno portato la soglia dell’attenzione a calare dopo 40 secondi probabilmente) e un bel foglio colorato, cartonato, plastificato, QRcodato?

Parliamo costantemente di leggi sulla sicurezza, di obblighi della sicurezza, di oneri della sicurezza, delle sanzioni che fanno e tralasciamo un lato che ritengo sia invece essenziale e su cui dovremmo concentrarci maggiormente per fare realmente sicurezza… l’educazione.


L’educazione per come la vedo è un processo attraverso il quale le persone acquisiscono la giusta consapevolezza su quello che hanno di fronte – in questo caso la propria sicurezza e salute – ed effettuano delle scelte non in base ad obblighi ed imposizioni (che non digeriamo facilmente) ma semplicemente perché è la cosa giusta da fare. Alessandro Raspante


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