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“E BEVEMO” - L’alcol ed i giovani



Da diversi anni dedico parte del mio tempo a favore del prossimo, sono un volontario soccorritore, di un comitato locale di Croce Rossa Italiana; l’ho scelto e deciso da ragazzo ed è qualcosa che consiglio a chiunque, l’esperienza e la crescita personale che ti porta far del bene non si può spiegare (spesso mi hanno chiesto “Ma chi te lo fa fare dopo una giornata di lavoro di andar lì gratis?” – Non c’è una risposta, è qualcosa che ti fa star bene e ti rende una persona migliore).

Tante sono le esperienze vissute ma alcune di queste ti restano più attaccate, ti toccano in modo particolare, ed è proprio una di queste che voglio condividere …


Era una sera d’estate come tante altre, le temperature erano gradevoli e fortunatamente per noi senza interventi (sono sempre stato contento di serate come quella in cui nessuno aveva bisogno del nostro aiuto), così da goderci due chiacchiere e un paio di sigarette in compagnia (le chiacchiere le porto sempre con me, mentre le sigarette le ho lasciate per strada con buona gioia della mia salute).


Pian piano ci stavamo avviando al termine del turno quando intorno alle 23.40 squilla il telefono, quello collegato direttamente alla Centrale Operativa 118, il suo squillo è inconfondibile e subito lo scatto per sapere dove saremmo andati e soprattutto perché… Le parole sono poche e dirette l’obiettivo è in una piazzetta di Torre del Lago, il codice di patologia presunta è C-07… intossicazione da alcol; dopo una serata tranquilla a pochi minuti dalla fine del servizio il pensiero di un ubriaco così distante sicuramente non aiuta l’umore ma comunque siamo lì per quello, per aiutare sempre il prossimo .

Arrivati sul posto però tutto improvvisamente cambia, la scena che ci si è presentata davanti è stata quella di un ragazzino di 13-14 anni in terra, incapace di reggersi in piedi, sporco di terra, vomito, alcol e con lui un gruppetto di ragazzi della stessa età. Cerchiamo di capire cosa è successo “Ha bevuto vino, limoncello e altro" ci dicono (e pensare quante volte ci hanno detto di evitare i “mescoloni”) ma man mano che i dubbi si chiariscono emerge una situazione ben più complessa.


Il ragazzo era in quelle condizioni a causa di una serie di problemi importanti nella sua vita, era quindi fragile, provato e gli altri ragazzi cosa hanno ben pensato di fare per aiutarlo e sostenerlo? Assolutamente niente da quel punto di vista, perché scopriamo più tardi che il gruppetto di ragazzi che era lì con lui aveva incitato il ragazzo a bere e quando l’ubriachezza è sopraggiunta non si sono subito preoccupati, no… hanno pensato che fosse più divertente filmare il ragazzo, nell’epoca dei social e dei video, e vedere le sue reazioni e le sue sfuriate, fino a che qualcuno con un po’ di sale in zucca sì è reso conto che la situazione era andata ben oltre il sano divertimento che dovremmo vivere a quell’età.

Ancora oggi al ricordo di quella sera mi sento dentro un misto di rabbia e determinazione; rabbia perché vedere quel ragazzo come tanti altri distruggersi in quel modo e avere intorno un gruppo che invece di supportarti ti “usa” come il passatempo serale per avere qualche like sui social fa veramente inc*****e – determinazione perché dopo anni di lavoro ancora non mi rassegno di fronte a quello che abbiamo e penso ancora che si possa migliorare e si possano cambiare le cose in positivo, con sudore e fatica sicuramente ma non siamo certo ad un punto di non ritorno; questo è quello che mi spinge ogni giorno a cercare modi e strumenti nuovi per riuscire a far capire, a tutte le persone che mi trovo di fronte in aula, che la formazione non è un mero adempimento burocratico, non è un peso, un obbligo noioso pieno di articoli e commi.


Ritengo che oggi più che mai la formazione debba diventare un momento di educazione nel senso più profondo del termine, dobbiamo arrivare a compiere azioni non perché obbligati da qualche

un problema sempre più presente, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale legge ma semplicemente perché è giusto fare così. Questa è per me la strada che dobbiamo imboccare per ottenere dei risultati


Voglio riportare di seguito un interessante articolo tratto dal sito AdoleScienza.it legato al problema dell’abuso di alcol tra i giovani ed i giovanissimi che consiglio a tutti di leggere e soprattutto sul quale dovremmo fermarci a fare una seria riflessione.


Il problema dell’abuso di alcolici tra i ragazzi è ancora troppo sottovalutato, nonostante sia estremamente diffuso e comporti conseguenze gravissime sulla salute.


Il dato allarmante è che i ragazzi si avvicinano all’alcol sempre più precocemente e ne abusano già a partire dagli 11-12 anni. Solitamente ciò accade con maggiore frequenza durante le feste, ad esempio capodanno o pasquetta, le vacanze estive o il fine settimana, come riportano spesso anche i titoli dei giornali.

I ragazzi, infatti, avendo più tempo a disposizione, vivono questi momenti come un’evasione dai loro problemi e sentendosi svincolati dai doveri della loro quotidianità, come ad esempio la pressione della scuola e dei compiti oppure l’incubo della sveglia la mattina, si sentono in diritto di fare tutto e di andare oltre.


Per questa ragione osano di più, si sentono deresponsabilizzati e sostenuti anche dal gruppo dei pari che ha, da questo punto di vista, una funzione di rinforzo negativo.

L’ultimo caso di cronaca coinvolge un ragazzo di soli 14 anni, in provincia di Alessandria, trasportato d’urgenza in ospedale perché ha rasentato il coma etilico, dopo aver trascorso una serata insieme agli amici e aver ingerito grosse quantità di rum.

Partendo dal presupposto che alla cronaca arrivano solo ed esclusivamente i casi più gravi, dobbiamo considerare che il numero delle intossicazioni, soprattutto alcoliche, è elevatissimo: infatti, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza nella fascia d’età compresa tra gli 11 e i 13 anni, il 36% dichiara di bere bevande alcoliche e 1 su 10 si è già ubriacato. Tra i ragazzi più grandi i numeri salgono notevolmente: il 55% degli adolescenti, dai 14 ai 19 anni, beve alcolici e il 24% lo fa anche fino a stare male, non rendendosi conto di quanto sia nocivo per la propria salute.


L’abuso di alcol, in una fase di sviluppo delicata come l’adolescenza, può avere effetti devastanti, portando a complicanze gravi e danni irreversibili fino, in alcuni casi, alla morte, considerando che spesso i ragazzi mischiano gli alcolici con energy drink, farmaci e droghe per amplificare gli effetti e raggiungere più rapidamente lo sballo.


Alcol che distorce la realtà ed espone ai pericoli

E’ importante non dimenticarsi dei pericoli associati all’abuso di alcol perché, inevitabilmente, l’assunzione di alcolici e di mix di sostanze genera numerosi incidenti: troppo spesso, infatti, i ragazzi si mettono alla guida dopo aver bevuto oppure arrivano a rischiare la vita anche in altri modi, attraverso tuttta una serie di comportamenti che mettono a repentaglio la loro vita.

L’alcol mette a dura prova il corpo, lo mette sotto pressione, altera la soglia del dolore e la capacità di percepire il pericolo, inibendo la lucidità mentale e aumentando il rischio di farsi male. In quei momenti, i ragazzi si sentono onnipotenti, pensano solo all’aspetto ludico legato al divertimento, senza riflettere sugli esiti immediati di ciò che stanno facendo, come è accaduto ad esempio con i selfie estremi, in cui per immortalare le loro inutili “prodezze” hanno messo a repentaglio la loro stessa vita.

Cosa bisogna fare?

Certamente bisognerebbe fare prevenzione a partire dalle scuole primarie, informando i bambini in maniera più sistematica sui danni e sull’impatto degli alcolici sulla salute: nel momento in cui le conseguenze non sono immediate ma a lungo termine, i ragazzi fanno ancora più fatica a prendere consapevolezza del problema e ad avvertirlo come un pericolo reale. Inoltre, non avendo una maturità e un’autonomia psichica, quando abusano delle sostanze alcoliche lo fanno in maniera irresponsabile, completamente in balìa dell’inconsapevolezza e degli eventi.

Per tale ragione, c’è un bisogno enorme di responsabilizzarli, sin da quando sono piccoli, evitando di fare paternali o parlare unicamente in termini allarmistici.

In questi casi, anche le imposizioni e le minacce di punizioni da parte dei genitori non servono, perché il concetto di limite si costruisce in una fase precoce e deve essere interiorizzato gradualmente, in modo tale che crescendo i figli siano in grado di tutelarsi autonomamente e sappiano dire no quando si accorgono che si sta esagerando, anche quando il gruppo fa delle cose che non si dovrebbero fare.









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