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Il panico durante le emergenze

Durante una situazione d’emergenza, una buona gestione del panico può salvare delle vite umane.

Tutti noi esseri umani abbiamo delle reazioni istintive e naturali: queste, in condizioni di normalità ci salvano la vita. Però, in situazioni d’emergenza, le stesse possono metterci in pericolo. Basti pensare alla sensazione sgradevole che proviamo quando sentiamo che “ci manca l’aria”: in condizioni di normalità siamo incentivati a uscire dalla stanza, oppure raggiungere rapidamente una condizione che soddisfi questa nostra “fame d’aria”, placando così il bisogno fisiologico e tutelando la nostra esistenza.

Ma se la “fame d’aria” ci inducesse a togliere la maschera dell’autorespiratore in uno spazio invaso dal fumo tossico? Questo è un pericolo che i vigili del fuoco conoscono molto bene, tant’è che si sottopongono ad appositi addestramenti nella camera di fumo per evitare che, durante le emergenze, si verifichino delle pericolose reazioni istintive e irrazionali.

Tutto ciò però ci induce a riflettere sui concetti di normalità ed emergenza: in particolare, cos’è un’emergenza?

Semplificando all’estremo, si potrebbe dire che “l’emergenza è quell’evento straordinario che modifica le condizioni di normalità di una determinata situazione” (Lencioni, 2019).

Gli eventi che modificano le condizioni di normalità sono molti più di quanti non si possa credere: a volte bastano delle piccole disattenzioni, come porre il cestino della carta troppo vicino a prese di corrente, usurate o in cattive condizioni, per avviare un incendio. Altre volte invece si tratta di eventi difficili da monitorare, come l’accumulo di acido solfidrico (H2S), un gas altamente tossico, in una fognatura.

Di fronte agli eventi che possono modificare le condizioni di normalità, è importante ricordare che l’emergenza non è “statica”, ma può evolvere nel tempo: un incendio può propagarsi, produrre ingenti quantità di fumo, intrappolare persone in aree difficilmente accessibili e così via. Perfino il soccorritore può divenire parte dell’emergenza, se agisce in modo imprudente: basta poco infatti per rimanere feriti, isolati o confinati, passando così dal ruolo di soccorritore a quello di vittima.

Il soccorritore che diventa vittima è una potente fonte di panico: ma cos’è esattamente il panico?

Il panico rappresenta la risposta di fronte a un disastro imminente ed è caratterizzato da comportamenti irrazionali. Il panico può anche uccidere, quando induce una persona a compiere gesti irrazionali, come togliere la maschera dell’autorespiratore in uno spazio invaso dal fumo tossico.

Il panico è associato a sintomi precisi: sensazioni fisiche sgradevoli come tachicardia, dolore al petto, nausea, tremori, e aspetti psicologici come paura di perdere il controllo o paura di morire. Tutti questi sintomi ostacolano il pensiero razionale e critico, facilitando l’insorgenza di reazioni istintive, che mirano alla soddisfazione immediata di un bisogno; così, se la persona si sente in pericolo, tenderà a raggiungere il più velocemente possibile la prima via di fuga disponibile.

Potrebbe porre poca attenzione a eventuali cartelli che segnalano aree pericolose, dirigersi verso zone illuminate al posto delle uscite d’emergenza o ferirsi mentre scende velocemente una rampa di scale.

Prima però di arrivare al panico, generalmente si “passa” per l’ansia e la paura.

La funzione evolutiva dell’ansia è quella di segnalare la presenza di uno stimolo o situazione potenzialmente pericolosa: proviamo ansia, per esempio, di fronte all’incertezza o a delle minacce non chiare. L’ansia funge da facilitatore della paura, poiché ci avverte di un potenziale pericolo.

La funzione evolutiva della paura è favorire l’evitamento e/o la fuga da uno stimolo o una situazione pericolosa. In genere abbiamo paura di ciò che non sappiamo affrontare, oppure quando percepiamo di non disporre delle risorse necessarie per affrontare un certo evento: la paura facilita il panico.

Riflettendo sul concetto di emergenza, è facile immaginare quanto questa possa facilitare l’insorgenza del panico e di vari comportamenti irrazionali, che compromettono la sicurezza delle persone e alimentano l’evoluzione dell’emergenza stessa. Però, c’è molto che possiamo fare, sia per ostacolare o prevenire l’insorgenza del panico, sia per gestire l’emergenza in modo più funzionale.

In primo luogo, dev’essere chiaro che l'obiettivo prioritario di fronte all’emergenza è ripristinare il prima possibile le condizioni di normalità e di soccorrere le persone e le cose coinvolte. Avere un focus così chiaro aiuta a definire obiettivi e priorità; inoltre, ci consente di capire se ciò che stiamo facendo contribuisce al ripristino delle condizioni di normalità, oppure se “rema” verso l’evoluzione dell’emergenza.

In secondo luogo, è essenziale monitorare l’evolversi dell’emergenza, al fine di comprendere quali siano le procedure più adatte per sopperire agli scompensi e ripristinare la normalità. In qualsiasi caso, è sempre indispensabile operare in condizioni di sicurezza, allestendo delle eventuali zone sicure.

Ma la cosa più importante è che il soccorritore non diventi parte dell’emergenza.

Egli deve sempre tutelarsi affinché possa svolgere e portare a termine il suo compito: in caso contrario, si creano situazioni che mettono a rischio l’estinzione dell’emergenza stessa e, sfortunatamente in molti casi, possono comportare il ferimento, la disabilità o perfino la perdita di vite umane.

Ma cosa fare nel caso in cui, nonostante tutte le misure prese, si scateni comunque il panico? Questo è un tema che tratteremo dettagliatamente nel prossimo articolo.


Alessio Gassani - Psicologo.


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