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Cosa hanno in comune un domatore di tigri ed un operaio metalmeccanico?

il 4 luglio scorso Ettore Weber, un domatore di tigri, ha perso la vita durante la prova di uno spettacolo. Un infortunio su lavoro certamente particolare ma con alcuni interessanti spunti di riflessione ma soprattutto con degli elementi riscontrabili in altri incidenti.

Andando ad esaminare le varie testimonianze - escludendo le primissime ricostruzioni dei media per cui l'uomo sarebbe stato sbranato dalle sue 4 tigri perchè maltrattate (e ovviamente non sono mancate i vari fomentatori per cui la "giustizia divina" abbia fatto il suo corso e il caro domatore se la sia cercata e meritata...).

Durante la prova il domatore era nella gabbia con due tigri (N.B. 2 tigri e non 4, come detto dai giornalisti.... giusto per rimarcare il sensazionalismo che spesso le notizie sui media ricercano e amplificano) e quanto è successo è stato invece raccontato dalle persone presenti, Marina Monti - titolare del Circo Orfei in cui è successa la tragedia e Loredana Vulcanelli - moglie di Weber.

Weber si stava dedicando all'allenamento e le prove quotidiane per il suo numero, preparando le tigri e accompagnandole alle loro posizioni; la prima era stata messa al suo posto e il domatore si stava preoccupando di sistemare anche la seconda. Durante questo procedimento, Ettore, si è però trovato in un punto all'interno della gabbia differente, rispetto a quello tipico previsto dallo spettacolo, più vicino alla tigre collocata sul suo sgabello; la tigre ammaestrata ha comunque eseguito quello che normalmente fa durante lo spettacolo e cioè allungare la zampa verso la spalla del domatore ma, a causa della posizione differente del domatore, il bersaglio è diventato purtroppo il collo e la giugulare dell'uomo, e possiamo ben immaginare che la conseguenza sia stata letale in pochi attimi.

Ora che abbiamo ricostruito l'evento però voglio concentrarmi su alcuni dei termini utilizzati proprio dalle due donne che hanno raccontato l'accaduto per far capire meglio a tutti quella che è stata la mia lettura dell'incidente.

Per una distrazione che gli è costata cara.

Una cosa che faceva abitualmente.

Quel gesto naturale che faceva sempre.

Se il Sig. Weber fosse stato 20cm più alto, lo avrebbe colpito alla spalla e non sarebbe successo niente.

Ettore non si sarebbe dovuto trovare in quella gabbia da solo.

Ha sbagliato il "movimento".

"Suo marito è stato tradito da un eccesso di sicurezza?" "No, da una distrazione, un errore di calcolo".

E' l'uomo che sbaglia, non l'animale, che ha solo l'istinto.

Tutte le affermazioni fanno riferimento ad un concetto e cioè quello delle distrazione.

Il povero Ettore era distratto e ha commesso un errore,… ma perché? Forse aveva poche ore di sonno alle spalle o aveva litigato con qualcuno e quindi era furioso o chissà che altro… Oppure come indicato nelle varie testimonianze Weber era “semplicemente” abituato a questa attività che svolgeva quotidianamente da tutta una vita?

L’abitudine che giorno per giorno è stata costruita, che piano piano ha limato un po’ quell’attenzione necessaria in attività con un rischio alto come questa e che già altre volte avrebbe potuto portare ad un incidente, o forse l’ha fatto senza però conseguenza invece l’ultimo tragico episodio accaduto a Ettore (eh già perché magari già in altre occasioni qualcosa potrebbe essere andato diversamente senza conseguenze… avete presente quei classici episodi in cui ci diciamo “guarda che fortuna è andata bene”? Ho sulla punta della lingua il nome che diamo a questi eventi… Near Miss giusto? Ma non è questo il focus su cui voglio concentrarmi oggi).

E’ indiscutibile che la preparazione come domatore di Weber fosse elevata vista la pluriennale esperienza, aveva sicuramente competenza e una forte padronanza delle procedure da mettere in atto, ma tutti i giorni il copione era simile, tutti i giorni si ripetevano in modo sistematico e tutti i giorni niente andava sostanzialmente storto, non è mai successo niente (inizia a suonare familiare?) dal lontano 1968, data in cui si registra l’ultimo degli incidenti mortali avvenuto con animali in un circo.

Una volta che le operazioni che svolgono diventano qualcosa di familiare per quanto bene sono conosciute allora ecco che siamo arrivati alla confidenza, ma se la “formula” diventa confidenza+non è mai successo quale può essere il risultato? La mia percezione del rischio andrà in picchiata come ad imitare il famigerato “Barone Rosso” (e vorrei ricordare che l’ufficiale tedesco ha perso la vita il 21 aprile 1918… la prima guerra mondiale è finita solamente 7 mesi più tardi.)

E quando la confidenza ci porta a braccetto l’attenzione tende a calare, alcune procedure che abbiamo sempre ritenuto importanti tendono a diventare meno essenziali – nella gabbia Ettore non si sarebbe dovuto trovare da solo – perché alla fine richiedono più impegno e più tempo a fronte di qualche beneficio?

Ma cosa può avere in comune un domatore di tigri con un operaio metalmeccanico? Questa era la domanda di partenza…

Weber stava svolgendo il suo lavoro, esattamente come fa un operaio.

Weber era un domatore, le tigri erano le sue “attrezzature” di lavoro con tutti i loro rischi… come per l’operaio.

Weber svolgeva quotidianamente il proprio lavoro in modo sistematico ed abituale… come l’operaio che ogni giorno si reca in fabbrica, in officina e svolge i suoi compiti giorno dopo giorno.

Weber aveva delle procedure per rendere il suo lavoro un po’ più sicuro… come per l’operaio

Weber a causa di una distrazione sul lavoro ha perso la vita… come tanti, troppi operai ogni anno.


Raspante Alessandro




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